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Compostaggio: fondi pubblici e impianti da buttare

compostaggio francesco ribezzo piccinin I Love brindisi

Costruito oltre vent’anni fa, quando ancora la differenziata era di là da venire, per il trattamento del rifiuto cosiddetto “tal quale”, l’impianto di compostaggio presente nella zona industriale di Brindisi è stato, fino ad oggi, solo un buco nero in grado di inghiottire quantità enormi di fondi pubblici.

Innanzitutto i miliardi di lire, il cui ricordo ormai si è quasi perso nella storia, per la sua realizzazione. Dalla metà degli anni novanta fino al 2012, infatti, non è mai entrato in funzione. A quel denaro si aggiungono i fondi spesi per il cosiddetto “revamping”. Perché anni di inattività, naturalmente, lo avevano ridotto in stato di assoluto degrado. Una spesa da ben due milioni e 300mila euro di fondi regionali. Il cantiere per l’adeguamento dell’impianto che è stato consegnato alla ditta che si sarebbe dovuta occupare dei lavori risale all’8 luglio del 2010. Da allora, anche a causa di problemi nel pagamento da parte della Provincia, ci sono voluti due anni perché l’impianto fosse restituito alla città.

L’autorizzazione all’esercizio da parte dell’ente di via De Leo è arrivata il 13 giugno del 2012. Da quel momento è cominciata l’attività in fase sperimentale. La speranza era di abbattere i costi per lo smaltimento dell’umido, che attualmente il Comune invia in un impianto privato al costo di 140 euro a tonnellata. Peccato però che l’impianto comunale non sia mai uscito dalla fase sperimentale. Dopo alcuni esposti in Procura, sopralluoghi dell’Arpa e dell’Asl, è stato chiuso con un’ordinanza del sindaco Consales il 10 giugno dello scorso anno.

In uno dei tanti sopralluoghi, infatti, la polizia municipale aveva scoperto uno sversamento di percolato. E in un successivo controllo, alla fine del 2013, un gruppo di tecnici del Cic, il Consorzio italiano compostatori, aveva evidenziato una lunghissima serie di inadempienze, tra le quali addirittura la mancata messa a norma degli impianti elettrici, tanto da far sorgere a più di qualcuno dubbi sulla qualità dei lavori svolti. Dubbi sui quali la Procura sta facendo le verifiche del caso.

Intanto, però, un impianto da 41,7 tonnellate all’anno resta completamente inutilizzato dopo che diversi milioni di euro sono stati spesi inutilmente. E l’Oga, l’organo che si occupa dell’impiantistica legata al ciclo dei rifiuti a livello provinciale, pensa di realizzarne un’altro a Brindisi, uno a Torre Santa Susanna e uno a Carovigno (in località Serranova, scelta contestata con forza dalle popolazioni riunite nel forum dei comitati), con un ulteriore esborso totale di almeno una ventina di milioni di euro.

E il vecchio impianto? Resterà inutilizzato, se non nella parte che serve alla selezione dei materiali.