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L’approdo delle anime migranti

18 ottobre 2012

Quanto sarebbe diverso oggi il mondo se il 28 marzo del 1997 la Kater I Rades non fosse affondata nel Canale d’Otranto? Sicuramente sarebbe migliore di quello odierno, ma con i “se” non si è mai fatta la storia.

Con gli occhi, però, si può vedere un relitto abbandonato per quattordici anni trasformarsi in un’opera d’arte dedicata alle vittime del mare.
Con una cinepresa si può immortalare la volontà di restituire dignità alle vite di ottantuno persone disperse in mare.

Il regista Simone Salvemini ha provato ad incastonare cronaca ed emozioni inerenti alla vicenda in un documentario intitolato “L’approdo delle anime migranti“. Partendo dal testo “Il naufragio” di Alessandro Leogrande (Feltrinelli, 2011), Salvemini ha ripercorso le tappe che da quel tragico Venerdì Santo hanno portato il Comune di Otranto, su spinta dell’associazione Integra Onlus, a bloccare la demolizione della motovedetta dopo il “parcheggio” nel porto di Brindisi.

Con le mani e l’ingegno il grande artista greco Costas Varotsos ha rielaborato il relitto che è ora un monumento dedicato all’umanità migrante, supportato da sette giovani artisti provenienti dalla Biennale di Venezia e da vari paesi europei.

Con la mente si può riuscire a non dimenticare, con il cuore si può continuare a dimostrare quello spirito solidale che appartiene alla nostra cultura.

Con l’indifferenza si perdono le occasioni e si resta poveri. La produzione del documentario è di Kinebottega di Simone Salvemini in collaborazione con Cooperativa Artemisia e con il sostegno di Apulia Film Commission. L’uscita è prevista per i prossimi mesi (in rete si trova un teaser di otto minuti).