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Paradisi possibili

Dare un nuovo volto alle periferie, scoprire storie, persone ed espressioni artistiche inedite, paradisi possibili, partendo dal racconto narrato dai ragazzi che le abitano. Così, anche a Brindisi le zone di confine della città trovano un modo per esprimersi e parlare di rinascita, riscatto sociale e culturale. Perché il Paradiso è dietro l’angolo anche se spesso ciò non sembra possibile.

“Il Paradiso non può più attendere” è il progetto nato nel Centro di Aggregazione Giovanile del quartiere Paradiso per far raccontare alle nuove generazioni una delle periferie di Brindisi così come la immaginano gli abitanti. Da un laboratorio di storytelling, video, fotografia e street art si decementificano le vecchie pratiche sociali, si rieduca alla bellezza e si ridà dignità e vigore al senso di appartenenza. I protagonisti del racconto sono i residenti che non aspettano di farsi raccontare il proprio Paradiso da qualcun’altro. “Il Paradiso non può attendere” così ammoniva l’allenatore della squadra di calcio del quartiere lo scorso autunno. E proprio da questa urgenza un gruppo di tutor professionisti con formazioni e percorsi lavorativi eterogenei hanno iniziato a guidare alcuni ragazzi alla riscoperta della loro identità di quartiere.

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti” affermava Italo Calvino ne “Le città invisibili”. E allora, per opporsi alla desertificazione sociale di una periferia urbana come Despina, si fa ricorso all’arte: viene allestita una mostra fotografica tra i portici; i racconti degli abitanti delle case popolari Iacp diventano una videoproiezione pubblica sulla facciata di un palazzo; “Heaven” diventa il lettering di un graffito; e i muri si dichiarano liberi con l’evento Free Wall. Il prossimo capitolo del racconto infatti, raccoglie venti writers emergenti della provincia uniti per reinterpretare il muro di recinzione del nuovo campo sportivo del quartiere.

Riscattare altri luoghi, contaminarli, raccontarli attraverso la valorizzazione delle identità, della memoria e della storia dei territori. È questo l’obiettivo degli operatori del Cag. Perché anche a Brindisi esistono nuovi “paradisi” possibili dove radicare le buone pratiche sperimentate finora in altre realtà al margine della città.

Quartieri invisibili nelle trame di quelli visibili, luoghi senza regole e senza padrone. Divisi tra l’eredità ingombrante del passato e il prezioso germoglio di un desiderio collettivo di rinascita.

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