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Incontro con Paola Crescenzo… una regista, una brindisina, che ama la sua città e la vede con gli occhi d’autore

13 luglio 2011

In questi giorni si sta girando il film “È stato il figlio” per la regia di Daniele Ciprì, la cosa di per se ha un valore non solo cultural/cinematografico, ma anche e soprattutto cultural/locale. Che il regista abbia scelto la Puglia ed in particolare il territorio brindisino, per girare il film è una novità assoluta per le realtà cinematografiche che ha sempre prediletto il basso Salento o il barese. La scelta del regista, allarga il suo orizzonte, anche, legando, alcune delle professionalità che collaborano alla costruzione del film, al territorio. Paola Crescenzo addetta alla creazione del video di backstage (quello che accompagna i DVD con i cd Contributi speciali, per capirci), Biagio Capone nel ruolo di aiuto segretario di produzione, Luca Cucci come stagista di produzione su segnalazione di Paola Crescenzo. Questo pezzo vuole essere un incontro con uno di questi brindisini, con una professionista: una regista.

Paola Crescenzo nasce a Brindisi nel 1976, con il suo primo corto, “Il mare va a scuola”, vince al “Salento Finibus Terrae edizione 2004”, una menzione speciale con borsa di studio per il corso professionale di regia dello IED “Istituto Europeo di Design”. Nel 2007 si diploma al corso triennale di “Regia e produzioni audiovideo” dello IED Comunicazione di Milano. Dal 2011 insegna recitazione cinematografica presso l’Accademia d’Arte Drammatica Talìa di Brindisi. Assistente alla regia in diversi lungometraggi tra cui: Galantuomini di E.Winspeare; The international di T.Tykwer; The other man di Richard Eyre. Ma la sua esperienza di regista e co-regista è ancora molto lunga ed annovera moltissime altre esperienze.

Come vivi il tuo ritorno a Brindisi, anche dopo questa interessante esperienza con Daniele Ciprì?
Sono felice di essere tornata a vivere a Brindisi, ormai da un anno, credo che questo sia un buon momento culturale per la nostra città e per la nostra regione, ho constatato che è un periodo di ritorno di molti giovani che si sono formati fuori dalla Puglia e che tornano con la voglia di costruire, qui, il proprio futuro. Questo clima di speranza, che mi circonda, mi dà conferma di aver fatto la scelta giusta. Questa con Daniele Ciprì è un’esperienza unica nel suo genere, visto che è un regista che ha una formazione specifica, anche sull’immagine, quindi, ho imparato molto e ancora spero di assorbire fino alla fine delle riprese. In più, sui film ho sempre lavorato come assistente alla regia, occupandomi dell’organizzazione, quindi, non avendo il tempo di soffermarmi sulle riprese e sulle scene. Adesso con questo diverso ruolo che ho, posso godermi le riprese stando nella scena. Si lavora in un clima sereno con un cast notevole, oltre al famoso Tony Servillo, vi sono attori che provengono dal teatro.

Avete girato molte scene in città a Brindisi, come reagiscono i brindisini a questo?
Un pubblico molto presente, ma ordinato. Il cinema in città rappresenta qualcosa di molto invasivo. Spesso si è costretti a bloccare strade, deviando il traffico, o a bloccare l’uscita da un portone, e cose di questo genere. La gente del posto si è mostrata molto disponibile e accogliete.

Cosa ti aspetti per il futuro, quali progetti?
In futuro mi piacerebbe poter dirigere il mio primo film, intanto, ho scritto il soggetto, è la storia di una famiglia messa alla prova da un figlio affetto da sindrome autistica, un’idea che mi è rimasta in testa e che avrei voluto approfondire da quando ho girato il mio documentario “Sono artistico”, in cui racconto le storie di un gruppo di ragazzi autistici. Con il soggetto sto concorrendo al bando del Ministero della Gioventù per lo sviluppo di sceneggiature di autori under 35, incrocio le dita. Il clima di fermento e di speranza sta contagiando i giovani ed, in generale, chi ha voglia di fare, questo è di buon auspicio per una città, come Brindisi, che ha un potenziale notevole.