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Le tradizioni in tema di cibo “pasquale”

Si dice “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” ma a Brindisi non mancano le tradizioni in tema di cibo “pasquale”, alcune delle quali sono state tramandate sino ad oggi.

La Pasqua, in un passato non troppo lontano, segnava la fine di un periodo di ristrettezze: “La Quaresima – spiega lo studioso di storia brindisina, Antonio Caputo – era un periodo di penitenza e durante il pranzo, in questo periodo, si cercava di mettere da parte quanto più possibile per quello pasquale”.

Tra le specialità quaresimali più gettonate, ad esempio, la classica “puddhica”, preparazione immancabile sulle tavole, proprio per la povertà degli ingredienti con i quali si prepara.

Una volta arrivato il giorno della Resurrezione, perciò, si poteva festeggiare: “A Pasqua – prosegue Caputo – era un’apoteosi”. Tra le specialità più importanti, quella classica dell’agnello pasquale: “Un piatto – aggiunge lo storico – che era anche un segno di devozione, vista la presenza dell’animale sull’altare maggiore nel giovedì santo”. O ancora, il classico “sobbratavula”, con verdure ed insalata. E non potevano mancare i dolci, come il “pupu cu l’ovu”, canestrini di pastafrolla con un uovo sodo: “Si poteva considerare – sottolinea lo studioso – come un premio ai ragazzi dopo le ristrettezze della Quaresima”.

E da questo periodo prendevano nome i “quaresimali”: “Si tratta – commenta lo storico – di dolci di pasta di mandorle, ricoperti di meringa”. In chiusura, un bicchiere di rosolio o di caffè.

Affonda le radici nella tradizione l’immancabile gita fuori porta di Pasquetta: “In quel caso – conclude Caputo – si andava nelle campagne, mangiando frittate o pasticci di pasta”. Anche in passato, con la speranza di non trovare la pioggia.