close

Pasti invisibili

Pasti invisibili - I Love Brindisi

Pasti invisibili racconta del lavoro di 200 volontari al servizio di una parte di Brindisi difficile da vedere. Una città che si racconta attraverso le buone pratiche, tra accoglienza, intercultura e solidarietà.

Pasta, riso, legumi, verdure e pollo, magari conditi con spezie e aromi particolari provenienti da altri paesi del mondo, ma anche la frutta di stagione non guasta. L’importante è che le pietanze servite ai ragazzi che ogni giorno affollano la Caritas di Brindisi non contengano carne di maiale, alimento assolutamente bandito per i fedeli di religione musulmana. Attualmente, buona parte dei ragazzi che usufruiscono della mensa nella sede di via Conserva sono di nazionalità africana; per questo motivo Adele e tutti gli altri volontari hanno una premura particolare nel fare la lista della spesa.

Sono poco più di duecento le persone appartenenti alle varie parrocchie cittadine che, coordinate dal direttore della Caritas don Pietro Demita, si alternano per prestare un servizio importantissimo alla collettività: cucinare giornalmente una media di duecentocinquanta pasti completi. Un centinaio vengono serviti in sede, i restanti centocinquanta sono distribuiti ad alcuni nuclei familiari bisognosi presenti sul territorio. Sono numeri che, in positivo e in negativo, fanno riflettere. Da un lato, fa ben sperare la presenza di gente in città che, lontano dalla luce dei riflettori, vive di sentimenti nobili e si adopera per fare del bene al prossimo. Dall’altro, fa un certo effetto la conferma che numerosi indigenti siano brindisini di nascita e che, in alcuni casi, non abbiano neanche una propria abitazione.

“Prima di accedere alla mensa c’è un momento di ascolto preliminare in cui cerchiamo di capire chi ha davvero bisogno del nostro aiuto – racconta la volontaria Adele. – Nella nostra cucina cerchiamo di preparare piatti variegati e sostanziosi. Solitamente, è garantito un primo, un secondo e del pane, ma a seconda delle giornate è possibile che vengano cucinati anche dei contorni. Nei limiti, proviamo a rispettare le esigenze e i gusti, o meglio, proviamo ad evitare l’utilizzo di alimenti non graditi dalla maggioranza dei partecipanti alla mensa. La pasta con le patate è una pietanza molto gettonata, ma in generale è difficile che venga lasciato qualcosa in tavola”.

Adele raccoglie attenta sensazioni e confidenze e prova a mettersi a disposizione dei ragazzi. “Nella sede della Caritas arrivano uomini di nazionalità, religione, lingua, cultura diversi e che, quindi, sono abituati a mangiare alimenti che non fanno parte della nostra dieta. Per questo motivo mi sto specializzando con le spezie che sono molto gradite dai ragazzi. Facciamo gli straordinari, però non possiamo proporre quotidianamente delle portate diverse agli ospiti della nostra struttura. È importante dire che gli extracomunitari, se riescono a raggiungere una minima autonomia economica, preferiscono evitare la mensa”. Di certo, gustare una pietanza tradizionale della propria terra aiuta a non sentirsi soli e ad avvertire meno la nostalgia di casa.

Infine, c’è una domanda che i volontari della Caritas si aspettano: c’è gente che cerca di approfittare della situazione e di mangiare a mensa pur non avendone bisogno? Probabilmente qualcuno prova a fare il furbo, ma non è troppo difficile smascherarlo…

Vincenzo Maggiore