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Aerospazio: il lavoro tra le ali

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Avio e Agusta Westland sono solo i nomi più conosciuti. Ma il settore aeronautico a Brindisi comprende un gran numero di aziende, attive non solo nella parte motoristica ma anche in quella componentistica. A queste si aggiunge un piccolo ma variegato indotto che, però, sembra lentamente destinato a crescere.

Quello dell’aerospazio è forse l’unico settore dell’industria brindisina a non conoscere crisi. Oltre ad essere tra quelli meno impattanti sull’ambiente. L’ultima buona notizia riguarda la Avio, che ha da poco ottenuto la commessa per fornire 17 turbine a gas nell’ambito del progetto internazionale “Fremm”, che prevede la realizzazione di otto fregate per la Marina militare italiana, otto per quella francese e una per quella marocchina. Cuore di questa commessa sarà l’impianto di Brindisi, sul quale Avio vuole puntare anche per quanto riguarda il fronte delle manutenzioni e delle revisioni grazie a un accordo siglato con la Marina reale canadese.

La cifra totale, senza dubbio ingente, non è nota ma, sottolinea il direttore di Confindustria Brindisi Angelo Guarini, “è facile immaginare un grosso ciclo di investimenti e un forte rafforzamento dello stabilimento”. Il che significa, senza troppi giri di parole, nuovi posti di lavoro. Proprio per questo, la stessa associazione degli industriali avvierà a breve “corsi, destinati a giovani diplomati e disoccupati, per la creazione delle figure professionali, nel settore delle aeronautica, di cui sappiamo che ci sarà bisogno nei prossimi due o tre anni”. Percorsi formativi voluti solo dopo una interlocuzione con le ditte del settore, dunque basato sulle effettive necessità del territorio.

Come se non bastasse, c’è il giro delle aziende “satellite” da costruire quasi da zero. “Bisogna lavorare – sottolinea Guarini – per potenziare l’indotto intorno ad Avio. Anche perché solitamente, quando si parla di comparto aeronautico si intende quello che realizza la parte strutturale ma in realtà, qui parliamo di motoristica. Qualche azienda dell’indotto già c’è ma altre penso e spero che si possano creare o, almeno, attirare”.

Qualcuno, in effetti, sta già arrivando. Come un’azienda toscana che lavora soprattutto a Napoli e che, ultimamente, è entrata nell’ambito dello stabilimento Alenia di Grottaglie. La ditta, infatti, ha deciso di insediarsi nel Brindisino, e per la precisione a Francavilla Fontana, dove nascerà un’unità che darà lavoro a 20 o 30 dipendenti.

C’è, però, un altro settore che, grazie ai fondi comunitari del ciclo 2014-2020, potrebbe far registrare una inattesa accelerazione nel 2015. Si tratta del settore della produzione di pellicola di propilene. La contestatissima multinazionale indiana Jindal, che al suo arrivo a Brindisi al posto della Exxon Mobil era finita nel mirino della Cgil. In ballo c’è, infatti, un investimento da 50 milioni di euro che rappresenterebbe una ulteriore boccata d’ossigeno per l’economia locale. I ritardi della Regione Puglia nell’avvio dei contratti di programma, però, rischiano di far perdere la pazienza agli indiani.