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Destini a regola d’arte

16 febbraio 2015artedestinoeventi
Destini a regola d'arte - I Love Brindisi

Ogni istante della nostra vita rappresenta un bivio (del destino) in cui qualsiasi ipotesi è esposta all’influenza dell’alternativa. Quante volte ci siamo trovati a pensare a cosa sarebbe stato di noi se avessimo deciso di fare una cosa anziché un’altra? Per questo parliamo di Destini a regola d’arte.

A vent’anni, ad esempio, ci si pone domande che rimangono fedeli per tutto il resto della vita: seguo la passione, l’istinto o la ragione? Parto o resto? E a ogni domanda le nostre risposte viaggiano verso happy ending o verso epiloghi scioccanti e totalmente inaspettati.

I finali sovversivi esistono nella vita come nell’arte. Tra tutti mi viene in mente quello che Bellocchio, nel film “Buongiorno notte”, sceglie per Aldo Moro: lui che cammina libero, avvolto dalle note di “Shine On Your Crazy Diamond” dei Pink Floyd. Cosa sarebbe successo se anche nella realtà quel finale fosse stato diverso? Se Lady D non fosse morta; se Hitler fosse diventato un pittore di successo; se Togliatti non fosse sopravvissuto all’attentato del ’48; se Cenerentola non avesse perso la scarpetta; se Lara sull’autobus si fosse accorta di Živàgo che per strada urlava il suo nome.

Una vita piena di “se” e di “ma” fa male alla salute. Dovrebbero scriverlo nei locali pubblici. E l’amore poi, è la vittima predestinata di questa cattiva abitudine. “Le persone che si sognano di notte bisognerebbe chiamarle la mattina, la vita sarebbe più facile”, parlava così Juliette Binoche nel film Les amants du Pont Neuf. Eppure, la vita di molti di noi è piena di telefonate mai realizzate. Ci trinceriamo dietro la pigra illusione del “tanto l’ha capito non occorre che glielo dica”. E invece no. Una telefonata può cambiarla la vita anziché allungarla inutilmente. Sfuggiamo dalla semplicità perché preferiamo friggere nel dubbio e nel rimpianto? Mangiamo rose e attese come il Florentino Ariza di Marquez che aspetta la sua Ferminia Daza per cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni.

La colpa non è solo della letteratura, del cinema, ma anche di alcune nonne che parlavano solo di “matrimoni vescovati dal cielo destinati”. Magre consolazioni che puzzano ora di naftalina.
Non c’è tempo per soccombere al destino, per scrivere di finali alternativi o di cambi repentini lungo sentieri apparentemente tracciati. La vita è urgenza di dire, di fare quella telefonata al mattino. Sì, perché è importante pensare che tutto sia sottoposto ad una scelta, che il nostro compito non sia solo di accorgerci di quella crepa appena percepibile, ma che possiamo cambiare il corso degli eventi. Sempre.