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Va’ dove ti porta la Quattro

autobus quattro I love Brindisi
"Va' dove ti porta la Quattro" ossia: se vuoi cogliere la vera essenza dell'estate a Brindisi prendi l'autobus che dal centro città ti porta sulla litoranea. Proprio qui, dal mese di giugno, gli stabilimenti balneari più pop si ripopolano. Nancy Motta (fotoreporter) impugna la penna per scrivere un breve racconto alla scoperta del sea side brindisino. A bordo della Quattro.

 

È l’alba, sono atterrata a Brindisi con un giorno di anticipo, domani presenterò la mia relazione. Vado in albergo a rivedere il lavoro, un collega mi accompagna in città e da lì prendo il bus per l’hotel Nettuno. Ho caldo qui è un’altra stagione il mio tailler blu mal si sposa con il clima. Prendo un caffè. Sono sovrappensiero, nella testa ripeto i passaggi della mia relazione. Potrei essere ovunque ma poi arriva una brezza di mare carica di odori e noto la luce su questo specchio d’acqua che abbraccia la città. Torno a bere il mio caffè e ritorno a concentrarmi sul lavoro. Non vedo taxi, prendo un bus per arrivare all’hotel. Mentre sono a bordo mi accorgo di aver sbagliato direzione, il bus inizia a riempirsi di una strana umanità in tenuta da mare: ragazzi festanti, una donna con bambini che porta con sè una casa intera con sediolina, borsa frigo, salvagenti e retino.

Sono come caduta in un’altra dimensione, come in un film. Chiedo all’autista. Sì, ho sbagliato pullman sono su la Quattro, il giro è lungo prima di tornare in città. Decido di acquietarmi e rallentare la mia frenesia di efficienza nordica. Posso perdere un’ora. Il mio occhio scruta il paesaggio: tante brutture, costruzioni di periferia, ma poi la vista cambia con scorci di costa, macchia mediterranea, scogli e il blu del mare. Ho sete. Il bus si ferma al porticciolo turistico, scendo. Aspetterò il ritorno tra un’ora, intanto bevo un succo immersa in questo paradiso con un castello in mezzo al mare tra le barche. Mi alleggerisco, mi cambio, forse ho tempo per un bagno. Lascio il bagaglio al bar e cammino in cerca di un costume. Lo trovo in un tabaccaio poco lontano che vende di tutto. Ma sì, faccio un bagno! Dallo scoglio su cui mi trovo vedo la diga e il tuffo mi rigenera. Immersa nei pensieri leggeri passeggio lungo la costa. Ho nuovamente perso il bus per rientrare ma non importa, per sbaglio mi trovo qui e sono incuriosita dalla città. Cammino verso nord, incontro spiagge di sabbia e di scoglio, pezzi di costa sovrappopolati e angoli deserti dove godere della vista. L’aria è fresca. Certo che i brindisini sono capaci di godersi gli spazi con semplicità, basta poco. Nel giro di pochi chilometri una varietà di costa, spiagge di sabbia, di scoglio, lidi attrezzati, spiagge libere, percorsi tra mare e macchia mediterranea, in bicicletta o a piedi.

Il sole sta calando in lontananza rivedo la Quattro. Ci salgo e torno verso la città. Mi propongono di fare visita di qua e di là. Ora siamo al Casale di qua dal mare. “Se scendi qui – mi dice un uomo – puoi arrivare all’hotel Nettuno con la motobarca”. Allora la prendo. Questa parentesi di distrazione è finita, ora me ne torno in albergo a lavorare. Ma la motobarca attraversa il porto e si ferma sulla banchina di fronte, innervosita chiedo conto al pilota e lui tranquillo mi dice : “No, il giro lungo parte tra cinquanta minuti”. Spaesata aspetto ma poi, cercando il fresco, cammino e dal lungo mare mi infilo in un vicolo così mi ritrovo nella piazza del duomo e da lì, attraverso un arco, rivedo il mare e una colonna. Sì, la via Appia terminava a Brindisi, dalla colonna rivedo il castello nel mare che ho fotografato questa mattina e il porto da un’altra prospettiva. Cammino guidata dalle suggestioni, dagli scorci sul porto. C’e una piazza con dei ragazzi che giocano a pallone, altri che scherzano seduti su un belvedere. Da lì vedo il villaggio dei pescatori.

È ora, torno alla barca. Durante il tragitto vedo il monumento. Guardo la città dal mare e il mio ritmo si rallenta. Torno a godere della vista, respiro l’aria salmastra e poi, arrivata a destinazione, decido di restare a bordo. E torno in dietro! Ripenso alle parole che mi ha detto una donna sull’autobus: “Questa città ha tanti problemi ma anche tanti luoghi dell’anima che ti riconciliano con tutto. Se guardi la città dal monumento puoi capirlo”.

Ora sono in cima al Monumento al marinaio, di fronte a me la città cinta dai due bracci di mare. Sono emozionata. Un bambino mi guarda stupito, allarga le braccia e mi dice: “Vedi? il mare abbraccia la città!”. E anche io la abbraccio, grata.

E la relazione? L’ho dimenticata.

 

Foto e testi di Nancy Motta