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Battiato sul palco del Verdi. Poesia e musica con Diwan

8 dicembre 2013

Il giorno dopo la messa in scena de “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare, con la regia di Valerio Binasco e Silvio Orlando nel ruolo dell’usuraio Shylock, il palcoscenico del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi è stato calcato da una delle figure tra le più importanti, influenti e innovative di tutto il panorama cantautorale italiano, ovvero Franco Battiato con il suo ultimo progetto musicale “Diwan – L’essenza del reale”. Il progetto, nato dalla collaborazione con il Parco della Musica di Roma, è curato da Oscar Pizzo ed ha avuto tre rappresentazioni nel 2011.

Sempre nello stesso giorno, presso la sala universitaria di palazzo Nervegna, il maestro siciliano ha preso parte ad un dibattito moderato dalla giornalista Pamela Spinelli dal titolo “Le origini della lingua italiana, la musica, la cultura”, a cui hanno partecipato l’assessore comunale Antonio Giunta, insieme ad una delegazione di studenti delle scuole superiori brindisine. Un botta e risposta vivace ed intenso dopo il quale Battiato si è congedato dai presenti perché, a seguire, lo attendevano le prove in teatro.

Il progetto musicale del maestro siculo trae origine da un’importante scuola poetica araba che prese vita intorno all’anno 1000 in Sicilia e che, in quasi tre secoli di attività, lasciò tra i manoscritti dell’Andalusia e del Nord Africa tracce preziose di una ricca produzione e di un indelebile intreccio di culture. Ad un millennio di distanza, Battiato ha ripreso queste preziose opere per riproporle in musica: un omaggio sincero ad una cultura dimenticata, ad una lingua apparentemente lontana ma che ci appartiene e che ha lasciato tracce incancellabili nel patrimonio della nostra nazione.

Nella tournée teatrale Diwan, la voce inquieta e insaziabilmente curiosa di Franco Battiato ha intonato i testi del poeta arabo-siciliano Ibn Hamdis, il più grande interprete della poesia araba di Sicilia tra l’XI e il XII secolo, che ha lasciato come testamento oltre trecento “quasida” (testi poetici) del “diwan”(raccolta di poesie persiane) che toccano temi legati all’abbandono, alla malinconia, ed al rammarico. Coaguli di dolore, rivisti alla luce di un profondo senso di giustizia e di etica morale. Un connubio filosoficamente irresistibile (e non nuovo al pensiero di Battiato), che ora il musicista dona al suo pubblico in quasi due ore di concerto, davanti ad un Teatro Verdi gremito ed intimamente partecipe.

Oltre ai brani tradizionali della cultura araba, Battiato propone anche canzoni scritte per l’occasione e nuove interpretazioni di alcuni dei suoi più grandi successi come “L’animale”, “Voglio vederti danzare” e “La cura”. Il tutto, accompagnato sul palco da un gruppo multietnico di musicisti tra cui brillano Etta Scollo, Nabil Salameh (voce dei Radiodervish) e Sakina Al Azami, ammaliante voce mediterranea. Accanto a loro Calo Guaitoli al piano, Gianluca Ruggeri alle percussioni, Jamal Oussini al violino, Alfred Hajjar e Ramzi Abueedwan (fondatore degli Al Kamadjati) con bouzuq e viola, che accompagnano gli spettatori in un viaggio tra rivelazioni e ricordi, ove il siciliano si trasfigura nell’arabo, senza distinzione di sorta alcuna.

E poi il finale, con la gioiosa “Voglio vederti danzare”, che ha visto il pubblico del Verdi abbandonare le poltrone per scatenarsi in folli danze sotto il palco, seguita dalla toccante “E ti vengo a cercare” che ha chiuso un concerto ricco di suggestioni, ma soprattutto capace di toccare le corde più intime e profonde di ogni singolo spettatore in sala.

Foto: Domenico Summa