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Cinque buone ragioni per amare lo Yeahjasì

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cover fb_cover fb yeahjasiLo Yeahjasì è il festival che ogni anno, nella prima settimana di agosto, trasforma per due giorni il giardino dell’Ex Fadda di San Vito dei Normanni in un centro di gravità permanente della musica indipendente locale e nazionale. Due giorni durante i quali, musicisti, artisti e fan della scena musicale indipendente italiana trovano l’Eldorado dell’indie proprio dietro l’angolo di casa, si incontrano, scambiano idee, suonano, ascoltano, fanno amicizia, stringono mani e danno baci e abbracci alle ninfe della propria creatività artistica.

La terza edizione del festival (4 e 5 agosto 2014), ad esempio, ha fatto arrivare nell’ex stabilimento vinicolo alle porte di San Vito, mostri sacri del calibro di Cristiano Godano, Riccardo Sinigallia, Pierpaolo Capovilla ed Emidio Clementi. Insieme, musicisti affermati e band indipendenti, salgono sul palco per dei live davvero singolari.

Lo Yeahjasì Brindisi pop fest, nasce da un’idea di Amerigo Verardi e Roberto D’Ambrosio, musicisti e direttori artistici del festival, per far crescere le menti creative e ristrutturare, anno dopo anno, la scena musicale dell’Alto Salento. La formula è semplice e funziona. Lo dicono le presenze, le adesioni delle band locali e le risposte (positive) degli artisti famosi agli inviti della produzione.

Nasce come Brindisi pop fest e diventa anche l’appuntamento ideale per chi ama respirare intorno a sé aria fresca e nuova. Ecco perché vi diamo i nostri cinque buoni motivi per amare lo Yeahjasì:

1- Lo Yeahjasì è un festival fuori dagli schemi che ti permette di scoprire che anche i mostri sacri della musica indipendente, i poeti maledetti e i musicisti navigati, possono sempre temere un live: se hai una carriera decennale, hai già consumato le autostrade italiane con decine di tourneè e hai fatto emozionare le platee che non ti aspetti, sei disposto a correre il rischio di salire su un grande palco con dei musicisti sconosciuti e magari anche alle prime armi? Allo Yeahjasì questo può succedere, e il timore passa dopo il primo soundcheck quando scopri di che pasta sono fatti i giovani musicisti che ti accompagnano.

2- Se c’è un antidoto all’estinzione del pubblico dei live, quello è lo Yeahjasì. Il festival è anche un modo per ridare lustro e vivacità alla radicatissima cultura live di Brindisi e del resto della Puglia. Una full immersion in un mare di emozioni, creatività e scambi.

3- Puoi sederti ai tavoli del bar dell’Ex Fadda e partecipare ai workshop che si tengono ogni pomeriggio con Barbabra Santi (Rumore), Cristiano Godano, Riccardo Sinigallia, Pierpaolo Capovilla ed Emidio Clementi (nell’edizione 2014). Loro ti spiegano i segreti di una professione, ascoltano le produzioni inedite delle band pugliesi, le commentano insieme al pubblico; e tu puoi fargli domande di ogni tipo sulla loro vita o sulla carriera da musicista, senza sembrare uno stalker.

4- A differenza di tanti altri grandi eventi culturali della provincia, i sostenitori dello Yeahjasì non sono i brand ma supporter in carne e ossa. Per questo chiamarlo festival è fuorviante perché lo Yeahjasì è ormai diventato il capodanno di chi fa musica. Una ricorrenza che dà l’opportunità di vivere due giorni di musica pazzeschi, un incontro di suoni e comunità musicali.

5- Scopri che effetto fa, in un paese di 19 mila anime, un’ondata di musica rock, in piena estate, dal pomeriggio alla sera: puoi assistere alla sfuriata di un vicino di casa (in sanvitese) per il soundchek alla controra; cenare con i panzerotti fatti a mano dalle signore del paese; trovare fra il pubblico mamme, papà e bambini che non hanno poi così tanta familiarità con i concerti rock; puoi avventurarti, a tarda notte, in un pub del paese e bere l’ultima birra insieme al tuo musicista preferito.

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