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Cavie da radiofonia

Cavie da radiofonia di Amerigo Verardi

L’espressione “essere ai margini di…”, di solito descrive una condizione negativa. Per “marginale” s’intende “di scarsa o secondaria importanza”. Ma essere ai margini di qualcosa può anche indicare altro. Parlando di musica e di chi la fa, ad esempio: collocarsi ai margini del gusto comune imperante, vuole anche dire essere artisticamente più coraggiosi, restii a concedere “ciò che il pubblico si aspetta”. E penso agli ascoltatori assuefatti alle somministrazioni quotidiane delle radio commerciali… In alcune fasce orarie, in particolare, si ha la sensazione di essere “bombardati”, quando, cambiando frequenze, ci si ritrova ad ascoltare troppe volte lo stesso brano.

È bene ricordare che molta della musica che ascoltiamo attraverso quel tipo di emittenti, è la conseguenza di precisi accordi economici, e non – come molti pensano – dei gusti musicali degli speakers. Grazie a un po’ di psicologia elementare sperimentata sui topi, l’effetto che tale accordo fra aziende sortisce sull’ascoltatore medio – prontamente trasformato da ascoltatore in topo – è garantito: alla fine, quella canzone – carina o orribile che sia – gli piacerà (o quanto meno non gli dispiacerà) e lo aiuterà a far girare la ruota.

Avete presente quei “bravi” medici che prescrivono medicinali di una data casa farmaceutica in base alle generose ricompense ricevute? Il topo, pardon, il paziente, non mette in dubbio la parola del suo medico di fiducia e sviluppa così una dipendenza da quel farmaco. Il cercare e scegliere una musica “nostra”, liberi dai condizionamenti dei media, così come provare a informarci meglio sugli effetti di certi farmaci sul nostro organismo, ci conduce ai margini di una certa maggioranza. E capirete bene che essere ai margini di questa massa, manipolata ed inconsapevole, non è affatto sconveniente.

Far parte di una maggioranza può essere cosa rassicurante, ma non sempre, soprattutto se si osserva dall’esterno. Personalmente apprezzo piuttosto chi viaggia in controtendenza rispetto, ad esempio, a una società che appare patologicamente ossessionata da smanie di visibilità e consenso popolare. Certo, non ha senso prendere le distanze dal cosiddetto gusto medio solo per snobismo, per sentirsi migliori, superiori. L’essere ai margini di una maggioranza non dimostra in assoluto una particolare intelligenza o talento. Ben altre sono le capacità umane che ci identificano e ci qualificano e non esercitare queste capacità a causa di pigrizia mentale propria o procurata, vuol dire consegnarci nelle mani di una realtà priva di senso, libertà e diritto. Una realtà di cui sapremmo poi – come la maggioranza – solo lamentarci.
“Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone” (Nanni Moretti in “Caro Diario”)