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Imparare ad amare

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Certamente, amici brindisini, l’avrete incontrato nella vostra vita almeno una volta. L’avrete visto camminare per la Commenda, vestito in modo semplice, con un album di fogli da disegno sottobraccio e un sorriso indecifrabile dipinto sul volto; o seduto sul prato dei giardinetti del porto, con la chitarra e le canzoni da offrire al sole e ai passanti (spesso indifferenti); o magari ricorderete di aver ammiccato maliziosamente nel vederlo inginocchiarsi in Piazza Santa Teresa, baciando con sincera devozione quella terra che considera un dono divino, quindi degna di essere rispettata e onorata.

La prima volta che lo incontrai, suonava il violino. La seconda volta era intento a soffiare melodie in un flauto traverso. Un’altra volta ancora mi sorprese definitivamente: arpeggiava su una vecchia chitarra con la cassa sfondata, aperta a libro… uno strumento inaccordabile ed insuonabile per chiunque, ma che nelle sue mani risultava perfettamente intonato e coerente. “Ecco un angelo”, pensai. Fui felice, infine, di ascoltare le canzoni che aveva scritto: melodie e parole gentili come il suo animo. Se le avete ascoltate almeno una volta, e se almeno una volta avete visto i suoi disegni, sapete bene che i soggetti sono fiori, prati, fiumi, cieli, animali, bambini, arcobaleni e fanciulle dal cuore puro, descritti con immenso trasporto, in perfetto equilibrio tra il suo cuore terreno e una chiara tensione spirituale.

Difendiamo la nostra atmosfera dal carbone letale! Proteggiamo le nostre coste dai liquami in libera uscita! Liberiamo le nostre terre dagli abusi e le discariche! Ma facciamo tesoro anche del nostro patrimonio umano, cercando di imparare qualcosa da chi dimostra in tutta umiltà di essere proiettato verso un sentire più profondo, un sentire assoluto e senza ombre: proviamo ad imparare ad amare come fa Ateneo Scialpi.