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Rhythm&Work. Lavorare non suona strano

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Nel numero di febbraio di I Love Brindisi magazine raccontiamo una storia di lavoro e inclusione, quella del progetto Rhythm&Work. Un’esperienza che ci insegna come l’inclusione nel mondo del lavoro sia possibile e che lavorare non suona strano.
 

Giuseppe è operaio, Maria è ingegnere, Luca è infermiere, Sofia è casalinga, Carlo è autistico. Qualcosa suona strano? Eppure è ciò che facciamo ogni giorno: stigmatizzare. Pensare che una persona con una disabilità non possa ritagliarsi nella società uno spazio per affermare la propria individualità, per avere nel mondo un ruolo come qualsiasi essere umano prima di essere identificata solo e soltanto come disabile.
Viviamo in una società in cui, grosso modo, la nostra identità sociale corrisponde alla nostra identità lavorativa: non una identità fissa e immutabile, che viene acquisita una volta per tutte, ma il prodotto di un processo costante che parte nell’adolescenza e ci accompagna vita natural durante; un processo complesso, difficoltoso e pieno di insidie per tutti. Difficoltà che assumono le sembianze di uno scoglio insormontabile per i portatori di handicap: nonostante leggi ad hoc favoriscano l’inserimento di queste persone nei luoghi di lavoro, difficilmente le aziende assumono diversamente abili, che quindi lavorano quasi esclusivamente in società e aziende in cui la quasi totalità della forza lavoro è composta da disabili.

Ma cosa accadrebbe se considerassimo Carlo, prima che portatore di un disturbo neuro-psichiatrico, una persona alla stregua di Giuseppe, Maria, Luca e Sofia? Se consegnassimo a Carlo tutti gli strumenti di cui ha bisogno per avviare un processo che lo identifichi nella società come lavoratore, seppur autistico?

Partendo da domande simili a queste è nato Rhythm&Work, promosso dalla cooperativa sociale Anni d’oro in partnership con le associazioni I segni di Teti e Musicarte e con l’azienda Bluetechnology: un progetto partito nel 2013, a Mesagne, che si è svolto in due fasi, una laboratoriale e una lavorativa, e si è sviluppato attorno alla musica e alla costruzione di strumenti musicali; beneficiari del percorso dei ragazzi affetti da patologie della sfera dell’autismo. Obiettivo di Rhythm&Work far emergere queste persone dallo stigma della disabilità, usando il lavoro come strumento di emancipazione: il paradigma “è disabile, non ce la fa, va aiutato” si è trasformato, divenendo “è una persona disabile, ce la può fare con un piccolo aiuto”.

Rhythm&Work - I Love Brindisi
Nella prima fase i ragazzi hanno beneficiato del potere terapeutico della musica che ha permesso loro di aprirsi al mondo reale, attraverso un percorso che ha fornito loro delle nozioni basilari per l’utilizzo di strumenti musicali. Al laboratorio di musico-terapia è seguito un laboratorio musico-artigianale, grazie al quale i ragazzi sono stati introdotti da un “maestro d’arte” nei segreti della costruzione e della riparazione di alcuni strumenti musicali. Un percorso che ha portato alla nascita di una bottega artigianale nella quale si lavora davvero, grazie a particolari protocolli con stakeholder della filiera musicale e all’e-commerce rhythmandwork.it, dove è possibile acquistare strumenti di uso comune come maracas, tamburelli e bastoni della pioggia ma anche strumenti meno noti al grande pubblico, come cajon, saltarello e synphonia.

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Oggi questi ragazzi sono imprenditori artigiani, e ciò ha portato loro diversi benefici: la possibilità di sfruttare potenzialità creative e produttive inespresse, riconosciuta socialmente ed economicamente, ha restituito loro autostima e gratificazione, ridefinendo la loro immagine di sé; il lavoro, inteso come luogo di incontro, gli ha permesso di sviluppare capacità relazionali e di instaurare rapporti interpersonali significativi; infine la remunerazione del loro operato contribuisce alla restituzione di una contrattualità sociale, che ha permesso a tutti i Carlo di questa storia di integrarsi nella propria comunità di appartenenza con una rinnovata identità di cittadino-lavoratore.

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