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Back in time. Back home (italian version)

10 novembre 2011

Chi lascia Brindisi per emigrare, specie se all’estero, come me, conserva nella mente quasi solo bei ricordi. I lati negativi, chissà perché, vengono quasi automaticamente rimossi.

Quelli della mia generazione, che sono partiti quando ancora l’informazione si apprendeva dal telegiornale, quando la comunicazione via mail era ancora un concetto vago e quando social network sembrava la versione inglese storpiata di centro sociale, si aspettano che tornare a Brindisi voglia dire viaggiare indietro nel tempo, ritrovarsi negli anni in cui la piazza – Vittoria – o il parco – quello del Monumento, ovviamente – o ancora il bar – uno dei tanti pub che popolano il centro – erano ancora l’unica occasione per incontrarsi.

Io ho un blog che si chiama Torno Subito, che ironicamente si ispira all’ansia e al desiderio di chi, come molti giovani della mia età, cerca ancora di tenere un piede in due scarpe: una nella metropoli in cui vive, nel mio caso Berlino, e l’altro a casa, tra gli affetti e quei paesaggi, quei profumi che ti fanno sentire a casa.

Passeggiando su Facebook, oggi, mi accorgo che nonostante viva fuori dalla mia città da nove anni, molti dei miei “amici” vengono ancora da lì e, soprattutto, che il mondo delle associazioni e organizzazioni brindisine che utilizza la rete come piattaforma di informazione e diffusione delle proprie idee, è vastissimo: No al Carbone, Infogiovani Brindisi, Brindisi per i Giovani, Brindisi Futuro, Pro Brindisi, Brindisi la Città, giusto per citare alcuni dei miei “amici”, riempiono la mia home page e mi aggiornano sulle battaglie e suoi cambiamenti, sulle scommesse, che oggi la città si trova ad affrontare. E mi fanno capire quanto la tecnologia stia permeando e cambiando i destini di quella che per me resta città dello spazio pubblico come luogo d’incontro.

Oggi a Brindisi c’è un numero considerevole di membri di Couchsurfing, la social community che sta rivoluzionando il modo di fare turismo. Per secoli Brindisi è stata un luogo di passaggio per i turisti che partivano per la Grecia, per coloro che tornavano in Turchia e, in tempi più recenti, per i giovani diretti nel basso Salento. Oggi, grazie a questi volontari che offrono il proprio divano a turisti squattrinati o semplicemente vogliosi di un turismo diverso, una parte di questa massa di passaggio si sofferma a osservare le bellezze della nostra città.

Ora, poi, grazie ad I Love Brindisi gli espatriati come me che ne leggono la versione online possono venire a conoscenza di alcuni aspetti di quella Brindisi che troppo spesso resta sotterrata da quella visione superficiale che la vede come città priva di qualsiasi tipo di iniziativa.

Tornando a casa, dopo tanti anni fuori, ritrovo oggi gli stessi luoghi e le stesse dinamiche che conoscevo e che, un po’ per pigrizia un po’ per nostalgia, non ho voglia di cambiare. Ma se navigo in rete vedo un quadro diverso. Vedo una città che freme e che attraverso i new media cerca di esprimere tutte le sue voci e dar loro un’eco maggiore.