close

Incontri: cronache dal centro città

3 ottobre 2012

Madalina cammina fianco a fianco con la sua amica Julieta. Indossano gli abiti “buoni” perchè oggi si esce. È finalmente arrivato il giovedì, giorno in cui possono incontrare le amiche connazionali, scambiare quattro chiacchere e prendere un gelato. L’appuntamento è alle 17 a piazza Vittoria.

Qui, sedute sulla panchina alcune amiche le aspettano. Chiaccherano. Sono intente a parlare di lavoro perchè una di loro da qualche giorno ha cambiato “nonno” e si è trasferita in una nuova casa. Il quadro è lo stesso ogni settimana. Ma non è un problema. Basta farsi due risate e prendere un caffè o un gelato, per sentire che casa, infondo, non è poi così lontana. Madalina, Julieta e le altre signore rumene, non sono le uniche straniere ad animare la piazza.

A pochi passi da loro un trio di ragazzi ghanesi si dirige con passo lesto verso il “phone center” più vicino. Oggi è il giorno in cui si spediscono un po’ di soldi a casa. E si telefona alle famiglie. Da qualche tempo sono i phone center i luoghi in cui si incontrano. Qui si trovano anche i giornali in lingua originale per sapere cosa accade nel proprio paese. È vero, c’è anche internet, ma l’impatto confortante della carta sulla nostalgia di casa è ben diverso. Uno di loro saluta e passa dal bar (a Brindisi c’è anche qualche barista che offre caffè e acqua a prezzi bassissimi, ma questo lo sanno solo in pochi). Gli altri due si dirigono verso il centro scommesse, incontrano alcuni amici, guardano le partite.

A Brindisi siamo abituati a pensare che gli stranieri immigrati abbiano sempre bisogno di aiuto. Però siamo rimasti segnati dallo sbarco del ’91 fino al punto di saper reagire solo in casi di estrema emergenza. Cittadini di ogni tipo, amministratori e politici compresi. Sono in pochi quelli che si occupano quotidinamente dell’accoglienza e dell’intergrazione degli immigrati in città. Per lo più volontari, cooperative di giovani, associazioni. E sono proprio queste realtà a richiedere da anni uno spazio pubblico in cui poter dar vita ad un centro interculturale. Un luogo, insomma, in cui poter far incontrare i tanti stranieri che qui non hanno una casa con i brindisini. Magari per unire allo svago la possibilità di svolgere qualche attività costruttiva: leggere, imparare una lingua o un mestiere, suonare, guardare un film, e altro ancora. Così come è già accaduto in qualche evento “spot” dello scorso anno (letture in biblioteca, laboratori, corsi di lingua).

Nonostante i fatti però, oggi, sono solo le strade i nostri luoghi dell’accoglienza. Eppure questo ha dato vita a delle impercrutabili sub realtà cittadine. Come nel caso della comunità musulmana che ogni settimana si riunisce in preghiera in un sottoscala “prestato” per poche ore. La moschea più vicina è a Ostuni. O di quella marocchina: alcune donne fanno da baby sitter ai figli delle connazionali impegnate con il lavoro nei campi. C’è anche l’inaccessibile mondo della comunità cinese: casa, famiglia, negozio, scuola e pochi scambi con i brindisini. E poi, le suore Vincenziane: l’unico ufficio di collocamento attivo per le donne (di ogni nazione).