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Legni vivi. Sulla Kater I Rades e i viaggiatori in cerca di speranza

31 gennaio 2014

O gentile lettore, se dal 24 febbraio ti capiterà di passare vicino all’ex convento Santa Chiara di Brindisi, entra: troverai alcuni uomini e donne che provano a raccontare il più tragico degli attraversamenti dell’Adriatico degli ultimi anni.

Era il 28 marzo 1997, venerdì santo, e 120 albanesi provarono ad abbandonare la guerra civile scoppiata nel loro paese per cercare un futuro diverso in quell’Occidente che per anni aveva fatto di tutto per attrarli, ma che da un po’ di tempo aveva cominciato a respingerli.
Anche quel giorno, 120 albanesi furono respinti, in applicazione di un accordo Italia-Albania. Tragico il risultato: una nave della Marina Militare Italiana sperona la motovedetta albanese Kater I Rades diretta a Brindisi. Muoiono in 81.

C’è un processo che racconta come è andata questa storia, e io non posso riassumerla in questo articolo. Posso solo dire che è andata male. Molto male.

Di quella motovedetta resta un monumento a Otranto, e la parte lignea, conservata al Santa Chiara: legni che hanno passato un anno in fondo al mare, poi sono finiti al porto di Brindisi, infine da uno sfasciacarrozze. E da lì a un magazzino della periferia di Brindisi perché un giovane narratore testardo, Luigi D’Elia ha deciso di comprarli. Quei legni hanno addosso la vita e la morte di 81 innocenti, uomini, donne e bambini. Hanno inciso nella loro carne la sofferenza di chi – cercando la libertà e una vita migliore –, nel Mediterraneo ha trovato solo violenza. Viaggiatori non per diletto, ma disperazione e speranza.

Dal 24 febbraio e fino al 30 marzo, io, insieme a Luigi D’Elia, Fabrizio Saccomanno, Fabrizio Pugliese e altri amici proveremo a trovare le parole, i gesti e il rispetto per raccontare quel viaggio, diventato per noi simbolo tragico di molti viaggi che – grazie all’ipocrisia dell’Unione Europea e a leggi criminali – finiscono male. Molto male.

Foto credits: ilsalentario.files.wordpress.com