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Pizzica Connection, tracce di brindisinità a Mauerpark (Berlino)

20 settembre 2011

È curioso come sia possibile riavvicinarsi alle proprie radici a oltre duemilacinquecento chilometri di distanza da casa.

Riflettendoci bene, in realtà, non è poi neanche tanto assurdo. È una legge di vita che vale un po’ in tutti i campi dell’esistenza: dar più valore alle cose nel momento in cui sono lontane, nel tempo o nello spazio.

Una cosa è certa, però: la mia brindisinità raramente mi ha abbandonato durante le frequenti peregrinazioni in giro per l’Europa. Non sono certo di quelli che alla domanda “di dove sei?”, “where are you from?”, risponde per comodità “I’m from Milan”, solo perché ci ho studiato e lavorato per sei anni. No, dovunque mi trovassi la mia risposta è sempre stata “I’m from Brindisi. Do you know Brindisi? South Italy, Puglia, the Harbour to the East, the heel of the boot”. Il porto d’Oriente, il tacco dello stivale.

L’esperienza, però, che mi è capitato di vivere qui a Berlino, dove vivo e lavoro da sette mesi, è stata molto particolare e spiazzante: trovarmi coinvolto nell’organizzazione di un gruppo di pizzica internazionale.

Mi piacerebbe prendermi il merito di questo bellissimo progetto, ma in realtà mi ci sono trovato dentro per caso. La persona virtuosa che si è spesa per riunire un melting pot di quasi dieci culture diverse, accomunate dalla curiosità più che dalla passione per la danza pugliese per eccellenza è Elena, una ragazza di Venezia già da alcuni anni plagiata dai ritmi indiavolati della pizzica salentina. Grazie all’aiuto dei social network – Couchsurfing in particolare – e del passaparola, nel giro di poche settimane, lo scorso marzo, Elena è riuscita a mettere in piedi una banda polifonica e “policulturale” che si riuniva settimanalmente per imparare a suonare la pizzica. Le mancava, però, uno degli aspetti fondamentali: la voce.

Ora, ai miei amici verrà da sorridere ripensando alle mie performance canore dei tempi della scuola, quando coadiuvato da qualche bicchiere di vino in più mi cimentavo in quest’arte a me sconosciuta. Eppure.

Il progetto è durato in tutto cinque mesi, poi si è sciolto per motivi di organizzazione: non c’era più un posto dove fare le prove, gli orari lavorativi di tutti noi non coincidevano. Ma è stato entusiasmante, per me più che per gli altri probabilmente. Sentire un chitarrista argentino discutere del significato della pizzica e delle sue radici socio-culturali con un’armonica ucraina, mentre il fisarmonicista irlandese dava sfoggio delle sue conoscenze in proposito acquisite su Wikipedia fa una strana sensazione. Un piccolo angolo della Puglia della tradizione che riviveva a Berlino grazie all’impegno e alla dedizione di un gruppo di ragazzi provenienti da tutto il mondo.

Pizzica Connection, nome della band e del progetto, non è stato solo un fenomeno “casalingo”. Poche settimane dopo la sua creazione, abbiamo deciso di portarlo allo scoperto, a contatto con la gente, andando a provare in un parco di Berlino, Mauerpark, famoso per la presenza di giovani musicisti, improvvisati e non, provenienti da tutto il mondo. Lì, con grande sorpresa, abbiamo riscontrato un buon successo, con molta gente che si fermava ad ascoltarci, finché non abbiamo visto una coppia di ragazzi correre verso di noi, tamburello in mano lui, nacchere lei, pugliesi entrambi, che tengono un corso di pizzica a Berlino e che si sono uniti a noi, dandoci un tocco di professionalità in più. Chi l’avrebbe mai detto, esisteva già un corso di pizzica in città.

Ad aprile abbiamo avuto il nostro primo e unico concerto dal vivo, su un palco. Si è trattato delle chiusura di un evento che io e un gruppo di ragazzi italiani avevamo organizzato nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Si è svolto nella sala conferenze della ONG dove attualmente lavoro – l’Institute for Cultural Diplomacy – alla presenza di circa 130-150 persone. Per una quarantina di minuti abbiamo dato voce alle principali melodie della tradizione della pizzica salentina, da “Santu Paulu” a “Kalinifta”, fino a “Pizzicarella”. È stato un successo, ovviamente, e non poteva essere altrimenti. Non ci si chiedeva mica una performance strabiliante, semplicemente un piccolo tuffo tra gli ulivi e gli odori della nostra terra meravigliosa, sconosciuta alla gran parte del pubblico.

Pizzica Connection è stato un modo per riportarmi a casa, per farmi sentire meno straniero a Berlino, per farmi comprendere come l’approccio, l’avvicinamento alle radici della mia cultura sia un elemento imprescindibile per poter accettare con serenità le differenze con quelle degli altri. E, infine, perché no, per far sì che una decina di ragazzi provenienti da Spagna, Francia, Germania, Ucraina, Irlanda, Stati Uniti e Argentina, fra qualche mese o qualche anno, sentendo pronunciare la parola “Puglia”, sappiano individuarla su una cartina e discernere delle sue radici culturali.

Ph. Alexandra Vagi

http://www.tornosubito.org/