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Un’altra Brindisi: tanta accoglienza e poco futuro

12 luglio 2011

Anni fa partirono dal loro paese e, inseguendo il sogno di una vita migliore, giunsero a Brindisi. Oggi, quella terra che li ha accolti li rigetta. Ma solo dal punto di vista economico. La precarietà del lavoro colpisce tutti, se ne lamentano anche gli immigrati che vivono in questa città. Ma di una cosa non si lamenteranno mai: l’immortale ospitalità dei brindisini.

“Se potessi tornare indietro sceglieresti ancora di venire in Italia?”. Risposta: “No, rimarrei nel mio paese.” Questo è ciò che pensano molti degli immigrati che vivono a Brindisi, secondo quanto è emerso da una serie di interviste svolte nel periodo di giugno e luglio 2011, sulla condizione e l’integrazione sociale dei cittadini stranieri in città. Gli stranieri in questione sono alcuni tra quelli emigrati nella nostra città dall’Albania e dalla Grecia all’inizio degli anni ’90.

I motivi principali per cui non tornerebbero in Italia sono quelli che accomunano molti dei brindisini: lavori precari, difficoltà a trovare un lavoro, impossibilità di programmare il futuro. Ecco perchè molti, anche ad età avanzata, si trovano a dover fare lavoretti a domicilio, assistenza a persone anziane o malate, a lavorare in campagna per una retribuzione minima.

Ad oggi, questi emigrati che un tempo vedevano Brindisi come il luogo della rinascita, non sceglierebbero mai di vivere in Italia. Ma nemmeno in un altro paese. In pratica non emigrerebbero affatto. Lo dicono oggi, nonostante tutte le difficoltà che attualmente la Grecia e l’Albania stanno vivendo.

A guardare bene, molti hanno dichiarato che alla fine della storia, ha avuto meno difficoltà chi ha scelto di restare nel paese d’origine (e ha preferito specializzarsi in qualche lavoro manuale, conquistando così una situazione lavorativa stabile nel tempo). A dispetto di chi ha conseguito un titolo di studio elevato e ha cercato in Italia, senza successo, un lavoro adatto alle proprie qualifiche.

Eppure, molti di loro sono arrivati a Brindisi a metà degli anni ’90 con tante aspettative e pronti ai sacrifici. Avevano sentito parlare dell’Italia da familiari e conoscenti emigrati prima di loro. Pian piano sono riusciti a stabilirsi qui, a trovare una casa e un lavoro; ma col tempo la situazione è cambiata, così come per tutti.
E quando domandiamo perché non ha scelto di tornare nel suo paese d’orogine, la signora Kristina F. risponde: “Immaginate di lasciare la vostra casa dopo tanti sacrifici e ricominciare tutto da capo magari all’età di cinquanta o sessanta anni”.

A conti fatti però resiste una ragione che li spingerebbe a scegliere nuovamente l’Italia. E Brindisi (la città in cui ancora vivono) in particolare: quella cordialità nell’accoglienza, intrinseca nei brindisini. Infatti, alla domanda “Ti sei mai sentito discriminato?”, Fatjon C., così come altri suoi connazionali, ha risposto che sono stati discriminati sì, ma in senso positivo perché spesso agevolati, assistiti dai nostri concittadini, nello svolgimento di pratiche burocratiche, dal medico, in ospedale e in tutte le situazioni di vita quotidiana.

Insomma, dati i tempi, è questo ciò che Brindisi ha da offrire agli immigrati. E per questo ci sono già riconoscenti.