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Cogliere i fiori all’occhiello al supermercato

24 settembre 2011

Vitigni autoctoni nei supermercati? Missione (quasi) impossibile. Almeno secondo Pino De Luca, conoscitore esperto di enogastronomia, da anni impegnato nella promozione della conoscenza in questo campo.

Negroamaro, primitivo, susumaniello, ottavianello, malvasia ed aleatico di qualità – i nostri veri fiori all’occhiello – difficilmente sono reperibili nella filiera della grande distribuzione. “Probabilmente solo in ipermercati come Auchan ed Ipercoop”, lascia un briciolo di speranza l’esperto.

Ma in caso di emergenza, come una cena all’ultimo secondo, come si può fare? “Meglio un’enoteca come quella di Fedele”, risponde sicuro. Altrimenti? “Altrimenti si può puntare sui Pet, i contenitori da tre o cinque litri con vino sfuso, che di solito provengono però dalle cantine sociali di Veglie e Leverano”.

Quindi non da Brindisi o dalla sua provincia. Principalmente ma non esclusivamente visto che è possibile trovare con facilità anche lo sfuso di cantine sociali come quelle di Cellino, Sandonaci e Mesagne, ma anche di Due Palme e di qualche privato.

“Tra questi, i più importanti di Brindisi sono senza dubbio Rubino e Botrugno”. Soprattutto quest’ultimo ha puntato sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni come lo storico ottavianello. Possibile che non ci sia un modo per inserire le nostre specificità enologiche nella grande distribuzione? “Certo che c’è”, risponde De Luca. “La soluzione è la diffusione della cultura del bere. È il consumatore che orienta l’offerta ma fino a quando ci sarà chi al supermercato compra il Tavernello, non ne verremo fuori”. In conclusione, un consiglio pratico: “Verificate sempre che il vino sia imbottigliato all’origine”.

Ph. Claudia Corsa