close

Settembre, la caccia è aperta

6 settembre 2011

Dopo l’affollamento estivo delle coste brindisine, il mare torna finalmente sotto il controllo della fauna ittica locale. Come il turista che, finite le ferie, rientra in città, la palamita durante la sua migrazione si avvicina alla costa pullulante di “mangianza”. Tombarelli, lavarelli, sardine.

La fame spinge enormi banchi di palamite in prossimità della costa rocciosa, allo sbaraglio, che non si accorgono nemmeno dei loro umani predatori in agguato. Pescatori, professionisti o amatori, si schierano in ranghi serrati lungo il braccio della diga o in barche attrezzate per la traina lungo la costa, pronti a spartirsi il bottino di una caccia che, salvo spiacevoli sorprese, si rivelerà fruttuosa come poche.

La “bollitura” del mare dà il via. Carica l’esca viva, lancia, aspetta (poco), avvolgi. Non c’è nemmeno il tempo per controllare come va agli altri. Tanto ce n’è per tutti. La strada è un luccicante manto argenteo in agonia sotto il sole. Qualcuno, “magnanimo”, finisce la preda con una bastonata in testa. E’ una mattanza. Ma è anche una tradizione duratura di una città che fa della pesca il suo emblema e punto di forza. O almeno dovrebbe.

Salvare la piccola pesca, e renderla sostenibile, è il primo passo. Togliere il monopolio ai grandi armatori locali e salvaguardare mezzi e tecniche di pesca tradizionale. E poi, soprattutto, fare in modo che il pescato locale resti effettivamente tale, senza vederlo disperdersi lungo la filiera dei grandi mercati ittici mondiali. Rilanciare il km 0, quello vero, quello di specie autoctone catturate seguendo le regole e vendute in giornata in prossimità della banchina.

Altrove, con la nascita di consorzi tra le famiglie di pescatori, la collaborazione delle amministrazioni locali e il patrocinio di associazioni come Slow Food, il modello dà l’impressione di funzionare. E bene. Con la collaborazione e il buonsenso di tutti, anche Brindisi può seguire l’esempio e tornare, finalmente e orgogliosamente, città d’acqua.