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Euridice e Orfeo

Euridice e Orfeo - I Love Brindisi

Inno all’amore eterno, il mito di Euridice e Orfeo approda al Teatro Verdi di Brindisi venerdì 5 febbraio (ore 20.30). Euridice e Orfeo tratto dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella, vede in scena Michele Riondino (interprete del giovane Montalbano nell’omonima serie televisiva) e Federica Fracassi (Premio Ubu 2011 come migliore attrice protagonista, ex aequo con Mariangela Melato).

Passione e dolore in uno dei più struggenti spettacoli in scena al Verdi, la tormentata storia d’amore tra Orfeo e la bella Euridice che muore in seguito al morso di un serpente velenoso. Il giovane si crede talmente forte da poter sconfiggere la morte e riabbracciare la moglie scomparsa ma, purtroppo, non sarà così e anche lui dovrà arrendersi al sonno eterno.

Nel mito, Ade concede a Orfeo di riportare in vita l’amata Euridice, a patto che egli non si volti indietro a guardarla sulla strada di ritorno dagli inferi. Scrive Ovidio nelle «Metamorfosi»: «Orfeo, temendo di perderla e preso dal forte desiderio di vederla, si voltò e così subito la donna fu risucchiata. Morì per la seconda volta e infine diede al marito l’estremo saluto». Ognuno ha una risposta diversa su quell’ultimo voltarsi di Orfeo, sul perché lo fa. Nella lettura di Parrella è proprio Euridice che dice a Orfeo: «… se mi ami devi guardarmi». E specifica: «Non puoi fare altro che voltarti e guardarmi». Perché Euridice sa che la legge ineludibile e inesorabile che ci governa è quella della perdita. Un’inversione dei classici ruoli dettati dal mito greco che porta la defunta ninfa a chiedere all’amato di essere guardata in volto affinché questi possa essere per sempre liberato dal tormento della perdita, possa cioè elaborare il lutto e tornare a vivere. Un’intuizione più filosofica che letteraria, come appunta l’autrice nelle sue note di sala. Non a caso, Ovidio nelle «Metamorfosi» e Virgilio nelle «Bucoliche» usano il verbo «respexit», che non significa soltanto «si voltò indietro», ma contiene anche la radice del «respectum», del rispetto.

Orfeo è un ragazzo viziato dall’esistenza: è bello e ha talento. Così tanto talento che gli viene regalata una lira addirittura da Apollo. Orfeo aggiunge due corde a quella lira e cambia la storia della musica. È convinto di potere tutto. Non è arrogante: è la giovinezza stessa che crede nell’invincibilità. Ma la vita va diversamente.

Euridice e Orfeo ci mette di fronte all’interrogativo più grande: è possibile vincere la morte? Orfeo, che tutte amano, si innamora di Euridice ma Euridice muore «per una sciocchezza, un inciampo», scrive Parrella. Orfeo, che non ha mai provato dolore e non ha mai avuto paura della perdita, si convince di poter sconfiggere la morte per riavere tra le braccia sua moglie. Ma si sbaglia: Euridice non torna, non può tornare. E l’unico finale possibile è la morte. «Euridice e Orfeo» è una storia di arrendevolezza alla vita, di accettazione della morte. Annota Valeria Parrella: «Riprendere in mano il mito oggi, rileggerlo, provarsi nella sua riscrittura, significa cercare, tra gli universali che esso comprende e trasmette, quello che ci è più vicino. Che istintivamente continua, duemila anni dopo il poema di Ovidio, a muoverci: cuore e passi».

Davide Iodice, regista della pièce, aggiunge: «Ascoltando il suono-senso delle parole nella viva voce degli attori, ho inteso che tutta la bellissima prosa-poetica del testo fosse quel canto, insieme di Euridice e Orfeo, e allora abbiamo cominciato a lavorare ad un unico flusso sonoro, un concertato o un corale, se vogliamo, che tentasse di restituire alla Parola il suo potere ipnotico, evocativo: la sua emozione. Per il resto, questa è una dichiarazione d’amore».

Sipario: ore 20.30
Durata dello spettacolo: un’ora e 15 minuti senza intervallo
Per tutte le informazioni www.fondazionenuovoteatroverdi.it
Tel. 0831-229230/562554