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Il Prometeo moderno si batte contro la logica del profitto e dello sfruttamento

18 agosto 2011

Una critica feroce al mondo attuale, un cattivo da cuore nero come il carbone e soluzioni sceniche particolarmente efficaci e coinvolgenti. Sta in questi ingredienti – ed in molto altro, a dire il vero – il successo della pièce teatrale “Prometeo Paladino”, scritta da Salvatore Vetrugno e Maurizio Ciccolella, diretta dallo stesso Ciccolella e portato in scena dal gruppo Mòtumus.

“Maledetto carbone”. E’ la frase che apre la rappresentazione mentre due prigionieri – Prometeo ed Efesto – sono intenti al lavoro in una miniera. Con continui riferimenti all’attualità, ad un economia fatta solo di profitto, al continuo attacco all’ambiente ed alla salute delle persone da parte delle grandi multinazionali, “Prometeo Paladino” racconta la storia del titano che rubò il fuoco agli dei per rendere migliore la vita degli uomini. Una storia riadattata ai tempi moderni che solo grazie alla forma mitologica con la quale è raccontata – esattamente come accadeva nell’antichità – diventa accettabile per gli spettatori. Diversamente, sarebbe un pugno in faccia.

“Sono tutti morti”, dice ad un certo punto Prometeo guardando il pubblico ma riferendosi ad una sorta di “fossa comune” emersa dalle profondità della miniera di carbone. Un messaggio chiaro. E crudo. Proseguendo su questa strada, il nostro futuro è segnato. Nonostante il pessimismo – reso ancora più cupo dalle atmosfere tra il gotico ed il postapocalittico –, però, la storia si chiude con un barlume di speranza. Portata dalla nascita del figlio di Io, destinato ad essere la causa della caduta di Kratos (che in greco significa, guarda caso, “potere assoluto”).

Interessanti gli attori. Sia i due professionisti tarantini (Giovanni Di Lonardo, nei panni del protagonista, ed Andrea Simonetti, eccezionale nel ruolo del terribile generale Kratos) sia i due allievi – Francesca Danese e Fabio Saccomanno – della scuola Talia diretta da Ciccolella. Ma interessanti sono anche alcune soluzioni sceniche che rendono il racconto ancora più coinvolgente come il continuo martellare dei picconi su vere pietre, che si sbriciolano e schizzano detriti in ogni direzione. Uno spettacolo bello. Di certo non leggero ma bello ed interessante. E soprattutto veicolo di messaggio importante ed istruttivo, come il teatro greco al quale – evidentemente – gli autori si sono felicemente ispirati.