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La grande Revolution di Meridiani Perduti

15 aprile 2011

Attraverso un’originale raccolta di foto, video, storie di famiglia, oggetti e suoni dell’epoca, si ricuce la tela della Brindisi anni ’60. Ecco Revolution, spettacolo della compagnia Meridiani Perduti che accompagna il pubblico in un viaggio in cui rivivere in pieno la magia di quel tempo. La prima, lo scorso 15 aprile, nell’ambito della rassegna del Nuovo Teatro Verdi, Attimi di Scena. La penna, quella di Emiliano Poddi. Le musiche sono dei Beatles, riarrangiate fedelmente da Daniele Bove e Daniele Guarini (rispettivamente pianoforte e voce). Protagonista e regista, una magnifica Sara Bevilacqua.

Ma cosa resta oggi, nella stessa città in cui è stata ambientata quella “Revolution”? Se gli anni ’60 sono un pezzo di storia che sfiora il mito (e che proprio sui miti basarono quella rivoluzione), quello che ne resta oggi, lascia molto spazio alla sola nostalgia. In un arco di tempo che raccoglie poco più di un decennio, si racconta l’alba e il tramonto di speranze e illusioni che illuminarono la quotidianità dei brindisini. E lo spirito di quegli anni si rivive tutto, e con passione, in Revolution.

In un luogo sospeso nello spazio e nel tempo, i personaggi di un micro mondo di periferia, ammirano le grandi rivoluzioni che segnano la vita dell’intero pianeta. E sussurrano all’orecchio dello spettatore che oggi quello spirito non è andato completamente perso. Nei primi anni ’60, l’apertura della centrale Montecatini a Brindisi dava il via ad una promettente rivoluzione industriale. E proprio quando le fiamme della fabbrica iniziano ad illuminare il cielo notturno di un luogo fino ad allora dedito all’agricoltura, ecco che si schiudono le ante di una finestra. Da qui una ragazza si sporge per scrutare il cielo, le strade e i passanti. Si scatta una fotografia fedele, catturata dagli occhi di chi la rivoluzione la sentiva bollire nelle vene.

Cosa accadeva in questa piccola città mentre Juri Gagarin compiva il primo viaggio nello spazio? E i Beatles, quali incontrollabili rivoluzioni sociali portano? E che conseguenze ebbe lo sbarco sulla Luna, tra i brindisini? Tutto si reinterpreta e si ridimensiona, glocalizzando gli eventi. Basti pensare che, la giovane protagonista prega la Lady Madonna dei Fab Four ritrovandola nella statua della Vergine Maria che calpesta il serpente, custodita nel Duomo di Brindisi. E quelle quattro figure che sormontano dall’alto la “Chiesa Matri” con uno sforzo di immaginazione, diventano tutto a un tratto i Beatles. Lo sguardo è di chi ammira le galassie con il fare un po’ intontito del “uardastelle” (personaggio presente in ogni presepe full optional della città).

Brindisi appare con una città promettente e piena di speranze economiche e sociali. In quel clima di fermenti e novità sembra che neanche le più amare tragedie avrebbero potuto scalfire lo splendore di quegli anni. Così, quando l’entusiasmo viaggiava al tempo dei brani dei Beatles, quelle note risuonavano dalle orbite interstellari fino alle case dei brindisni. E anche qui, come in tanti altri luoghi del mondo, Hey Jude e Revolution, animavano le feste sui terrazzi e accendevano le micce per storie d’amore travolgenti. Come quella di Zu Toninu e Za’ Lina, alle prese con la “fuitina” astutamente pianificata a bordo di una Lambretta truccata.

Ai grandi eventi del mondo si legano quelli indimenticabili di ogni piccola vita. Tant’che solo quando Neil Armstrong poserà il primo piede sulla Luna, la lungimirante protagonista vorrà – finalmente- dire di sì al grande amore.

Con un idioma che unisce il dialetto brindisino, all’italiano e all’inglese, si racconta dell’inizio di una promettente rivoluzione, sociale, economica e culturale che destinata a sfiorire. E’ vero che negli anni ’60 le grandi speranze erano il motore della quotidianità. Finchè – dopo qualche rivoluzione della Terra attorno al sole – l’incanto non viene spezzato.

L’amaro finale è illuminato dalle fiamme della Montecatini nel 1977. La tragedia che strappò vite e illusioni portando Brindisi alle cronache nazionali. Un sipario che si abbassa su un epoca e sulla magia che allora avvolgeva la città. E al pubblico non resta che domandarsi “che fine abbiamo fatto fare a quella Revolution?”.