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Mistero Salentino: storie di santi, di matti e di gatti

13 agosto 2011

La storia dei tarantati non è fatta solo di balli sfrenati, musiche cadenzate, colori e santi protettori che fanno il miracolo. Nello spettacolo teatrale che l’attore Giuseppe Vitale porta in scena in piazza a San Vito dei Normanni, nell’ambito di Rezzica (13 agosto), si racconta la tradizione locale delle “tarante tristi e mute” attraverso l’arte della parola.

“Mistero Salentino, storie di santi, di matti e di gatti” è uno spettacolo di “cunti e culacchi” che attinge dalle fonti storiche dai racconti di famiglia nonchè dal testo “La terra del rimorso” di Ernesto De Martino. Proprio l’antropologo dedica il terzo capitolo della sua ricerca ai casi di “simbolo non operante”, come quelli registrati dalla sua equipe nella cappella di San Paolo: alcuni tarantati dovevano essere curati senza esorcismo musicale, coreutico, cromatico. Alla già discutibile condizione del tarantato (donna o uomo che fosse), così, si aggiunge quella di una tipologia ancora più speciale. E quindi più succulenta per i racconti fatti sottovoce dietro la “rezza”.

Ed è da questa particolarissima condizione che nascono poi nuove voci di popolo. È così che si consolidano nel substrato sociale e diventano parte della tradizione, giungendo fino a noi. Le storie che vengono raccolte e raccontate nel corso dello spettacolo “Mistero salentino” narrano fatti eccezionali, come quelle di San Pietro, dei santi Cosimo e Damiano, dal matto della giullarata alla morte, dalla gatta Cummari Furmiculecchia (in origine una formica) e del topo Cumpari Surgicchiu.

Lo spettacolo, così come i racconti variano di persona in persona, cambia. Si cuce addosso alla cornice in cui viene realizzato: per Rezzica, ad esempio, Giuseppe Vitale dedicherà alcune rime d’iniziazione proprio alla manifestazione, agli organizzatori e alla città di San Vito dei Normanni che in questi anni sta dando nuova linfa vitale al teatro locale.