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Un teatro pop, giovane e internazionale

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Non basta uno slogan. Ed è per questo che, per diventare davvero “il teatro della città”, il Verdi sta provando ad imprimere un nuovo cambiamento, con una stagione ancora più giovane e ambiziosa. A spiegare il come, ma soprattutto il perché, è il direttore artistico Carmelo Grassi.

Come mai avete deciso di continuare a battere il tasto del teatro della città?

“Prima di tutto perché vogliamo partire dalla città. Riteniamo, in poche parole, che il teatro comunale sia nato per far crescere culturalmente Brindisi e per interagire con tutte le fasce di pubblico, partendo dalle scuole materne fino ad arrivare ai centri per anziani. Tant’è che la stagione del teatro per ragazzi coinvolge davvero le scuole materne. E poi andiamo avanti cercando di catturare l’attenzione della restanti fette di pubblico. Questo non significa però che gli spettacoli siano in maniera così netta specializzati per fasce d’età. Sono, semplicemente, per tutti. E in qualche caso particolarmente adatti ad alcune fasce. Non mancano il classico, il contemporaneo, il musical, e poi la bella novità del circo, che sta diventando la vera novità del teatro in Italia ma anche in Europa. Insomma, ce n’è per tutti i gusti”.

Già l’anno scorso si era vista una svolta rispetto alle scelte del passato. Cosa dicono i numeri? Era stata apprezzata?

“Abbiamo registrato un aumento di pubblico dell’11-12 per cento. Ma il nostro scopo non era semplicemente quello di far crescere le presenze. Volevamo e vogliamo far frequentare il teatro da tutti i cittadini, toccando i più svariati temi ed interessi”.

Con il trend del pubblico in crescita, si può dire che l’attività del Nuovo Teatro Verdi sia economicamente sostenibile?

“Cominciamo col dire che non ci sono teatri che si sostengono solo con gli incassi: c’è sempre e comunque un intervento pubblico. Chiarito questo, ogni anno risparmiamo qualcosa rispetto al precedente. La stagione 2013-2014, in termini di differenza tra incassi netti e costo delle compagnie, è costata, in totale, meno di 40mila euro. Insomma, il Nuovo Teatro Verdi è sicuramente sostenibile rispetto ad una attività culturale aperta al pubblico e compatibile con le disponibilità economiche che il periodo consente. Ma, voglio chiarirlo, facciamo il possibile per risparmiare senza sacrificare la qualità. Gli spettacoli di quest’anno sono nei migliori cartelloni d’Italia e d’Europa”.

Il Verdi, quindi, guarda sempre di più fuori dai confini nazionali?

“Abbiamo un’ottima programmazione internazionale. Tra le cose più interessanti in questo senso c’è il musical Spring Awakening: una produzione italiana basata su un testo che ha avuto un gran successo in America e in Inghilterra. Uno spettacolo molto bello e affascinante. Sono convinto che piacerà molto, anche perché la compagnia fa un lavoro particolare nelle città in cui si esibisce, con dei casting attraverso i quali alcuni giovani del luogo vengono inseriti nello spettacolo”.

E poi c’è il circo. Come mai questa novità?

“Mi piace perché è una scelta innovativa. Di fatto non è parte della stagione ma un prologo e il luogo della promozione, innanzitutto con le scuole. Una cosa bella e particolare come uno chapiteau (un tendone, ndr), in un luogo particolare come il lungomare, per attirare l’attenzione e mettere in mostra una diversa programmazione. La compagnia si è molto stupita per la scelta del lungomare: per loro è la prima volta a contatto con un porto. Ma è proprio questa la particolarità: aprire la città allo spettacolo con tante compagnie che si esibiranno insieme a El Grito”.

Con tutta questa attenzione all’internazionalità, non si corre il rischio di dimenticare le nostre compagnie?

“Nient’affatto. Proprio all’interno del circo ho voluto con forza che due giorni alla settimana fossero dedicati alle compagnie locali: uno spettacolo per ogni compagnia nel tendone sul lungomare. Anche questa, un’esperienza diversa e particolare”.